Nam
MyoHo Renge Kyo
Il Buddismo di T’ien-t’ai è profondo, ma il problema è che le pratiche meditative "per osservare la propria mente", cioè per percepire i tremila regni, sono difficili per le persone che non sono chiuse in un monastero o che, comunque, vivono una vita concreta, perché sono pratiche che si concentrano solo sul funzionamento interiore della vita. Dato che la maggioranza della gente fa i conti quotidianamente con la lavatrice e il bollo dell’assicurazione è necessario un mezzo diverso per riuscire a percepire la realtà fondamentale e, quindi, la propria vita di Budda: Nichiren Daishonin volle fornire una pratica accessibile, che permettesse a tutti noi di fare ciò, pur continuando a vivere la nostra vita di persone comuni, e che non illuminasse solo il regno interiore della vita, ma anche il mondo in cui viviamo tutti i giorni.
Nichiren materializzò la sua illuminazione alla Legge con l’iscrizione del Gohonzon e spiegò che per "osservare la propria mente" era necessario solo credere nel Gohonzon e recitare (cioè pronunciare) Nam myoho renge kyo (è un mantra). In questo modo è possibile a tutti percepire ichinen sanzen, "risvegliarsi alla realtà fondamentale della vita", in modo semplice, senza pratiche straordinarie o privazioni.
" Per usare un’analogia, anche se non sappiamo nulla di elettronica o del funzionamento di un televisore, possiamo tuttavia goderci un programma televisivo semplicemente accendendo l’apparecchio e selezionando il canale desiderato. La fede nel Gohonzon è analoga all’atto di accendere la televisione e di selezionare un canale, e l’immagine che appare sullo schermo del televisore può essere paragonata alla buddità che si manifesta dall’interno della nostra vita. Iscrivendo il Gohonzon il Daishonin ha dato un’espressione concreta e pratica alla filosofia buddista insegnata da Shakyamuni e sistematizzata più tardi da T’ien-t’ai."(D. Ikeda, I misteri di nascita e morte, esperia, Milano, rist.2000)
Nam MyoHo Renge Kyo- Daimoku (titolo) del Sutra del Loto. In sanscrito il titolo è Saddahrma-pundarika-sutra, cioè "Il Sutra del loto della Legge Meravigliosa". Nel 406 d.C. lo studioso Kumarajiva (344-413), tradusse il sutra in cinese con il titolo Miao-fa-lien-hua-ching, in giapponese è reso come Myoho renge kyo. Nichiren fece precedere i cinque caratteri di Myoho renge kyo da namu o nam (generalmente la "u" non si pronuncia). Recitare (pronunciare) il daimoku significa dedicare noi stessi alla Legge fondamentale di myoho renge kyo, fondendo la nostra vita con la legge stessa, manifestando immediatamente la nostra buddità innata.
Nam-giapponese. In sanscrito namas. Nichiren negli "Insegnamenti orali", spiega che significa dedicare la nostra vita sia fisicamente che spiritualmente. Nel Buddismo di Nichiren Daishonin, nam indica la devozione al Gohonzon: è, in realtà, una relazione bidirezionale, perché noi ci fondiamo con la Legge e, tramite questa fusione, sgorga simultaneamente una grande energia (saggezza) illimitata che permette di adattarci in modo appropriato alle mutevoli circostanze della vita.
MyoHo- Legge Mistica. La Legge o realtà fondamentale, è
myo (mistica) perché è infinitamente profonda e impossibile da concepire
o spiegare con la mente umana. Nichiren interpreta myo come la realtà
fondamentale e ho come il mondo dei fenomeni in costante mutamento:
l’unione di questi due concetti, myoho, indica l’essenziale unicità della realtà
fondamentale e del mondo fenomenico. Nichiren spiega che myo ha 3 significati:
aprire, essere perfettamente dotato, rivitalizzare. "Aprire",
è risvegliare la natura di budda. "Essere perfettamente dotato",
significa che la Legge mistica comprende tutti i 10 mondi e i 3000 regni,
permeando e integrando ogni fenomeno: significa anche che la Legge contiene in
sé tutte le verità e tutti i benefici. "Rivitalizzare", indica il potere
della persona di raggiungere la Buddità: chiunque, anche il peggiore dei
delinquenti può raggiungere l’Illuminazione attraverso MyoHo Renge Kyo.
Significa anche "creare valore": un pezzo di legno "rinasce" come tavolo,
bottiglie di plastica "rinascono" cestini per la spazzatura, ogni cosa esistente
può compiere questa azione. Noi possiamo concretizzare questa azione di creare
valore nella nostra vita, per raggiungere l’Illuminazione, cioè vivere una
esistenza piena e realizzata, e poter contribuire alla felicità dell’ambiente. "Rivitalizzare"
indica che tutte le leggi e gli insegnamenti, quando sono basati sulla Legge
mistica, assumono una corretta prospettiva e rivelano importanti aspetti della
realtà fondamentale. Nichiren Daishonin nel Gosho "L’eredità della Legge
fondamentale della vita", dice: "Myo significa morte, Ho vita".
Essendo per noi viventi inimmaginabile la dimensione della morte, Myo
viene paragonato ad essa, cioè "mistico", "inconcepibile". La vita si esprime
attraverso forme e manifestazioni più o meno comprensibili, attraverso il
funzionamento dei 10 fattori, perciò corrisponde a Ho, o Legge.
Renge- "Fiore di Loto". Il Loto è una pianta molto antica, apprezzata da numerose culture: in India ha assunto diversi significati, come fertilità, prosperità, longevità. Si dice che Brama, il creatore dell’universo, sia emerso da un fiore di loto. Il fiore di Loto nasce dal fango e si sviluppa in un bellissimo fiore puro, insegnando che la bellezza si può trovare perfino nelle cose più vili, inoltre rimane asciutto anche se vive nell’acqua, perciò indica la virtù di rimanere imperturbabili in mezzo agli affanni della vita. Nella letteratura sanscrita si paragonavano gli occhi di una donna ai fiori di loto per onorarne la bellezza. Inoltre il fiore di loto si chiude la notte e si apre all’alba, perciò simboleggia l’aprirsi della mente al divino. Nell’antica India questo fiore era apprezzato anche per le sue proprietà curative: il fiore era usato come rimedio per i disturbi ai reni e allo stomaco, le foglie, invece, per fermare le emorragie. In tutte le culture antiche, dagli Egiziani all’antica Grecia si trovano testimonianze dell’importanza attribuita a questo fiore.
Nel Buddismo, il Loto, rappresenta gli Insegnamenti del Budda
e la Legge. T’ien-T’ai nel "Significato profondo del Sutra del Loto",
spiega che la parola "loto" del titolo non è una metafora della Legge, ma la
Legge stessa. Nichiren nel Gosho (Gli Scritti di Nichiren Daishonin, VI),
scrive: "Myoho renge kyo è paragonato al loto. Il fiore mahamandara nel cielo
e il fiore di ciliegio nel mondo umano sono entrambi fiori ammirati da tutti, ma
il Budda non li scelse come simbolo del Sutra del Loto. Esiste una gran varietà
di piante: Alcune prima fioriscono e poi producono i frutti; altre prima
producono i frutti e dopo i fiori; alcune portano un solo fiore e molti frutti,
altre molti fiori e un solo frutto, altre ancora producono frutti senza fiorire,
ma il loto è l’unico fiore in cui il fiore e il frutto compaiono
simultaneamente. Questa è la ragione per cui fra tutti i fiori egli scelse il
loto come simbolo del Sutra del Loto. I benefici di tutti gli altri sutra sono
incerti perché insegnano che prima bisogna creare buone cause, poi si ottiene la
buddità. Il Sutra del Loto invece è differente: se lo si prende in mano, la mano
diventa subito un Budda, se lo si recita con la bocca, la bocca diventa subito
un Budda. E’ come la luna che sorgendo da dietro le montagne orientali
immediatamente si riflette sull’acqua o come il suono e l’eco che si
producono contemporaneamente". La pianta del loto accoglie
contemporaneamente i fiori e i ricettacoli dei semi, rappresentando sia la
causa che l’effetto. Le scritture buddiste parlano di fiore a otto
petali, perché il numero, tradizionalmente, si riferisce a "pienezza" o
"completezza": Nichikan Shonin nel "L’entità della Legge mistica", spiega
che il loto a otto petali esiste in ognuno di noi e definisce il corpo umano
come espressione fisica del loto della Legge mistica, sottolineando la
rassomiglianza della disposizione degli organi interni con i petali del fiore.
Nichiren afferma: "Quanto alla meravigliosa entità di Myoho renge kyo, se ci
domandiamo che genere di entità essa sia, scopriamo che è il loto bianco a otto
petali inerente alla nostra vita", Nichikan aggiunge: "Ne consegue perciò
che sia la vita sia il suo ambiente, sia la causa sia l’effetto, costituiscono
il loto bianco a otto petali inerente alla nostra vita, ossia l’oggetto di culto
nascosto nella profondità dell’insegnamento essenziale del Sutra del Loto".
Kyo- traduzione in giapponese della parola sutra, cioè un "Insegnamento" del Budda Shakyamuni. Il Budda impartì i suoi insegnamenti oralmente, con la voce, quindi alla parola kyo, viene attribuito anche il significato di suono. T’ien-t’ai nel, Significato profondo del Sutra del Loto, scrive che "la voce compie il lavoro del Budda e perciò viene chiamata kyo". In origine, l’ideogramma cinese corrispondeva all’ordito del tessuto poi, forse per indicare l’idea di continuità, assunse anche il significato di insegnamento. Kyo rappresenta l’illuminazione del Budda, che si esprime attraverso la voce.
(Il significato di Nam-MyoHo-Renge-Kyo è tratto, in particolare, da I misteri di nascita e morte di D. Ikeda, esperia edizioni, Milano, rist. 2000)
IMMAGINI.
Le immagini sono elencate dal titolo. Alcune sono state modificate dall’originale.
Diane Arbus, Xmas tree in a living room in Levittown, L.I., 1963, Diane Arbus- American, 1923-1971, a Portfolio of 28 Photographs, sito www.ocaiw.com.
vett
Michelangelo Buonarroti, Madonna, part., 1521-31, Firenze, Sagrestia Nuova di San Lorenzo, Michelangelo-Tutte le opere, Edizione riservata ai Musei e Gallerie Pontificie,1984.
Michelangelo Buonarroti, David, part., 1501-’04,Firenze, Galleria dell’ Accademia, Michelangelo-Artista-Pensatore-Scrittore, Istituto Geografico Agostini, Novara, 1980
Michelangelo Buonarroti, Giuliano De’ Medici, 1521-31, Firenze, Sagrestia Nuova di San Lorenzo, Michelangelo-Tutte le opere, Edizione riservata ai Musei e Gallerie Pontificie,1984.